Tra tutti i prodotti tipici italiani, una menzione necessaria e doverosa è da dedicare alla Cassata Siciliana.

La Cassata è un dolce nato in Sicilia diversi secoli fa che ha conquistato nel corso del tempo un posto nel cuore di tutti gli amanti dei dolci. E come poteva non essere così? Il suo cuore di ricotta, la sua copertura in dolcissima pasta reale e la ricca presenza di canditi e cioccolato sono una vera leccornia per chi ama concedersi un dessert di tanto in tanto.

Ma come nasce la Cassata?

Beh, questa è una cosa che non tutti sanno, ma la nascita della Cassata è molto antica e non si sa bene dove finisca il mito ed inizi la realtà.

Le prime notizie che si hanno di questo dolce sono da far risalire al periodo della dominazione araba in Sicilia, vale a dire attorno all’undicesimo secolo.

Gli arabi si erano collocati a Palermo ed è da questa città che tutto parte.

Ma andiamo per gradi.

Narrano le leggende che una notte un pastore mescolò della ricotta con dello zucchero (o con del miele secondo altri racconti) e chiamò questo dolce “quas’at” (“bacinella”). Questo dolce, vista la sua bontà, si diffuse molto rapidamente in tutto il territorio, fino ad arrivare alla corte dell’Emiro Arabo, dove i suoi cuochi lo trasformarono, inserendo l’impasto creato dal pastore in un foglio di pasta frolla cuocendolo, poi, in forno.

Questa prima modifica del dolce del pastore portò alla nascita della Cassata fatta al forno, quella che, da molti, è considerata la versione più antica ed originale del dolce.

Ovviamente, però, le modifiche non terminarono lì.

Passarono, infatti, gli anni e l’arte culinaria si arricchiva di preparazioni ed avanguardie. Tra queste ci fu la creazione, nel Convento della Martorana, della pasta reale (o pasta di mandorle) e fu proprio in questo Convento che venne l’idea di modificare ulteriormente il dolce, ricoprendolo con uno strato di pasta di mandorle per esaltarne ulteriormente la bontà.

Ma se tutte le innovazioni fino ad ora apportate al dolce provengono dalla Sicilia, si deve invece alla città di Genova uno dei suoi ingredienti.

Da questa città fu, infatti, importato in Sicilia il Pan di Spagna il quale, nel tempo, venne sostituito alla pasta frolla, rendendo il dolce ancora più morbido ed appetitoso.

Poi, nel corso degli anni, alla ricotta vennero aggiunte scaglie di cioccolato e la frutta candita e, con la pasta reale, vennero create delle decorazioni alle quali si aggiunsero anche quelle create con la frutta candita e la glassa di zucchero, donando bellezza ad un dolce buonissimo.

Tutto questo processo di modifiche si è, per così dire, concluso solo nel 1873 quando il pasticciere Salvatore Gulì incluse tutte le modifiche in un’unica ricetta, introducendo inoltre la cosiddetta “zuccata”, caratteristica forma della Cassata.

Certo, il termine “Cassata” era già in uso da diversi secoli, ma ancora non aveva la connotazione tipica che tutti ora riconosciamo a questo dolce, essendo, prima di quella data, composto solo da “pasta di pane e formaggio”.

Questa lunghissima evoluzione e la sapienza con la quale, ancora oggi, viene preparata la Cassata, non è passata inosservata tant’è che, in quanto dolce tipico e natio della Sicilia, la Cassata è stata insignita del titolo di Prodotto Agroalimentare Tradizionale Italiano (P.A.T).

Una curiosità…

Oggi mangiamo la Cassata Siciliana quando ne abbiamo voglia, ma non è sempre andata così. Nei secoli passati, questo dolce era destinato solo al periodo pasquale siciliano. Nel 1575, infatti, il sinodo della diocesi di Mazara del Vallo, dichiarò la Cassata il dolce ufficiale della Pasqua e ne vietò categoricamente la produzione alla classe sacerdotale durante la Quaresima per evitare di farsi tentare dalla sua bontà.