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Leggende e misteri di Castel del Monte

Racconti e leggende su questo splendido maniero descrivono storie terribili di fantasmi che vagano all’interno del castello senza riuscire a trovare pace. Probabilmente persone della servitù, briganti o uomini di passaggio, uccisi nelle mura della fortezza, non riuscendo ad effettuare il trapasso, secondo la leggenda hanno cominciato a vagare senza meta laddove la loro vita fu spezzata secoli fa.

La Fòcara di Novoli

Ogni anno a Novoli si rinnova l’appuntamento con il fuoco più grande del Mediterraneo: è la magica notte della Fòcara in onore di Sant’Antonio Abate, un avvenimento che richiama, per la sua singolarità, migliaia di visitatori e pellegrini da ogni parte d’Italia.

Il guanciale all’aceto: un grande classico della cucina romana

Guanciale all’aceto: un piatto veloce e sfizioso che ha però bisogno delle giuste dosi per soddisfare il palato.

Miti e leggende Pugliesi

Il territorio di Ginosa attrae un’aria magica, dominata da spiagge bianche e molti campi dediti alla coltivazione, ma il suo stato più antico era disseminato di aree strettamente boschive e incolte, paludi malariche e acquitrini come sfondo di miti e leggende.

Bloody Mary: il cocktail tra storia e leggenda

Bloody Mary. Tutti lo conoscono ma in pochi sono al corrente delle sue origini e della sua storia, a metà strada tra la realtà e la leggenda.

Il presepe 2.0: Il presepe napoletano di oggi

Antiche botteghe si sono dapprima specializzate nella realizzazione di presepi classici e case in sughero, la passione per quest’arte e per le novità tecnologiche hanno portato però gli attuali artigiani a dedicarsi alla produzione di pastori in movimento meccanici e statuine con il viso reale.

Home » Magazine » Le statue parlanti di Roma, quella di Pasquino

A Roma esistono quelle che si chiamano “statue parlanti“, la più famosa è quella di Pasquino che ebbe una gran notorietà tra il XVI e il XIX secolo. La statua è ciò che rimane di un’opera del III secolo avanti Cristo che decorava lo stadio di Domiziano, attuale Piazza Navona (uno dei migliori quartieri di roma), e si trova oggi in una piazzetta adiacente, proprio Piazza Pasquino (ex Piazza di Parione).

Questo busto marmoreo fu scoperto nel 1500 durante i lavori stradali e la ristrutturazione dell’adiacente Palazzo Braschi. L’allora Cardinale Carafa, responsabile dei lavori di ristrutturazione, era deciso a salvare la statua nonostante il parere degli esperti che ne attribuivano uno scarso valore. A lui dobbiamo quindi la salvaguardia, proprio per questo al busto vi è accompagnato lo stemma della famiglia dei Carafa e una targa commemorativa.
Ma perché si chiamava Pasquino e perché si chiama statua parlante? Secondo qualcuno il nome potrebbe provenire da un artigiano del distretto che era particolarmente bravo a comporre versi satirici; altri suggeriscono che fosse il nome di un preside di una scuola vicina, i cui studenti pensavano avesse una sorprendente somiglianza con la statua, e quindi attaccarono quei primi versi ridicolizzanti contro di lui; non è da escludere che il nome sia stato ispirato da un personaggio di un racconto di Boccaccio.

Eppure fu una serie di coincidenze a far diventare questa statua insignificante così popolare e allo stesso tempo così odiata al potere. A Roma nel cinquecento esisteva già la pratica di far “parlare” le statue per deridere il potere e per criticarlo. Durante la notte venivano appese al collo delle statue targhe in legno con su scritti insulti pungenti. Vennero chiamate ” Pasquinate“, dal nome della statua che meglio dimostrò il malcontento della gente sulla corruzione e gli abusi di potere. Ma non è tutto: queste stesse persone potenti hanno spesso usato la stessa statua per diffondere calunnie contro i loro avversari politici.

È così che talvolta si combattevano le elezioni papali, con le Pasquinate che servivano ad ingraziarsi la popolazione. Questo metodo di diffusione degli insulti e della propaganda si diffuse rapidamente in tutto il resto dell’Italia: a Venezia, attraverso il Gobbo di Rialto, a Firenze, con il suo famoso “porcellino” nella Loggia del Mercato Nuovo.

Bombardati dalla satira i Papi cominciarono a pensare ai modi per liberarsi della statua. Il controverso papa Adriano VI tentò di gettare la statua nel Tevere ma fu fermato dai suoi cardinali, che lo avvisarono della possibilità che la popolazione romana si vendicasse con colpi ancora più forti di satira. Poi, papa Sisto V e papa Clemente VIII cercarono entrambi di liberarsi della statua, senza successo. Quando Benedetto XIII decise di installare un guardiano notturno a guardia della statua, le pasquinate si moltiplicarono in modo esponenziale. Il Papa emanò un editto che minacciava morte ed incarcerazione per chiunque fosse stato sorpreso a postare delle filastrocche o versi satirici. Gli insulti si attenuarono solo quando il potere temporale del Papato si concluse con l’arrivo dei Garibaldini.

Pasquino non ha comunque mai spesso di parlare, oggi ancora è possibile leggere critiche e prese di posizione dure contro il potere attaccati su fogli redatti in forma anonima.

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