Custodendo gelosamente le ataviche tradizioni, la "Bella Città" con il volto rigato da lacrime e salsedine, sale sul colle dell'Ucciso, ammantata di fede, in una resurrezione sociale e morale.

Descrizione

Tra le tante tradizioni che scandiscono a Gallipoli il frettoloso correre del tempo e l’incessante succedersi delle stagioni, quelle riguardanti il periodo quaresimale, che culminano nella “Hebdomada Major” (Settimana Santa) rivestono un ‘importanza particolare, non solo perché ricordano e rivivono usi e costumanze del tempo che fu, ma anche perché, ancora oggi, testimoniano la coscienza di un popolo che, malgrado tutto, quotidianamente, con la fede e la devozione confronta la propria vita, tanto da identificare le frustrazioni sociali e le sofferenze proprie e familiari, con la passione e la morte dell’Uomo-Dio.

Ed è così che, custodendo gelosamente le ataviche tradizioni, la “Bella Città con il volto rigato da lacrime e salsedine, sale sul colle dell’Ucciso, ammantata di fede, in una resurrezione sociale e morale. Fonte: La Basilica Cattedrale di Sant’Agata di Gallipoli

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