All'inizio del XX° secolo, l'anno del contadino brianzolo gravitava intorno ai santi, i mesi non facevano parte del vocabolario, il calendario odierno, anche se esistente, aveva un'importanza relativa.

Descrizione

All’inizio del XX° secolo, l’anno del contadino brianzolo gravitava intorno ai santi, i mesi non facevano parte del vocabolario, il calendario odierno anche se esistente aveva un’importanza relativa. Le ricorrenze delle festività dei santi in tutto l’arco dell’anno descrivevano l’avvicinarsi della primavera, che coincideva con il progressivo allungarsi delle giornate, concretizzando il calendario come punto di verifica del fenomeno. (pasqueta una mezureta, sant’antoni un’ura e un glori, a san Sebastian un ura e un tuchel in man, a sant’Agnesa un’ura distesa, mentre per sant’Ana un’ura in tana, san Roch un’ura e un toch e così via…) Le date di riferimento dei contadini erano alle loro feste, il riferimento costante alla ricorrenza dei santi non è singolare e significativo ma quasi culturale, cioè la cultura di una profonda conoscenza del calendario liturgico, fatto interessante se si tiene conto del grado di alfabetizzazione della popolazione intorno al 1900. I santi più importanti, cioè i protettori erano i punti fermi dell’anno del contadino e facevano anche da riferimento cronologico, infatti i proverbi tramandati oralmente erano delle vere tappe cronologiche mensili. Oggi noi per le feste facciamo riferimento solo a Natale e a poche altre, magari popolari come San Valentino.(Non diremmo mai alla fidanzata ci vediamo il 14 Febbraio ma in modo più prosaico e più romantico diremmo Ci vediamo a San Valentino. Naturalmente si sa che liturgicamente il 14 Febbraio ricorre la festa dei santi Cirillo e Metodio e non più San Valentino, così il 21 Marzo è san Cristiano e non più San Benedetto che ricadendo l’11 Luglio, in estate, nega il tradizionale detto: San Benedetto la rondine sotto il tetto. Questo altro modo di dire certamente più antico ma a differenza del precedente ancora efficace ci suggerisce una nuova riflessione che meglio si adatta al rivoluzionamento liturgico e al tramonto della società rurale: tempora mutantur, et nos mutamur in illis .) Sembrerebbe che la fede dei nostri padri sia stata di tipo devozionale e quasi superstiziosa, ci si affidava ai santi per fini specifici; a sant’Apollonia contro il mal di denti, a san Biagio per la salute ( se te g’hett in ca san Bias, la dona che tas e ul burzott ras, te podat vif in pas, proverbio che similmente rammenta un brindisi spagnolo amor, salud dinero, mucho dinero, arriba, abajo, al cientro, todo para adentro. ) Sant’Anna contro la siccità e l’afa (L’acqua de sant’Ana l’è pùsee da la mana). Ci si attendeva infatti che per sant’Anna una pioggia rinfrescasse il mese di Luglio che è considerato come il più caldo: A Luj la tera la bùi. L’acqua era un bene prezioso. Senza valide possibilità di irrigazione la sua assenza poteva compromettere il raccolto, tanto che si recitava l’orazione ambrosiana Ad petendam pluviam: O dio misericordioso….. mandaci dal cielo l’acqua, affinché si conservino e rinvigoriscano i frutti della terra…. E si celebravano tridui e novene in preparazione alla festa di Sant’Anna così come a Bulgarograsso. Gli anziani ricordano che per sant’Anna i contadini si concedevano una pausa tra il periodo che era appena trascorso e il periodo che avrebbe affrontato le fatiche autunnali, con questa pausa coincideva la festa di Sant’Anna che vedeva in quei giorni un lungo percorso di bancarelle giungere fino alla chiesetta. Dagli anni ’70 quattro persone: Pierluigi Cairoli, Michele Tramanzoli, Daniele Sala, Giacomo Morandi ebbero l’idea di creare un’incontro annuale, cucinando (non con le moderne griglie di acciaio, ma su una rete di un letto) salamini e costine, che venivano consumati non a tavola ma seduti per terra, perché così fecero i tre italiani rientrati dall’Argentina originando a Rodero la sagra di S.Maffeo. Col tempo quell’incontro annuale che cadeva intorno al 26 Luglio ha assunto grazie all’impegno, la determinazione e le eccellenti capacità del signor Ambrogio Villa grandi dimensioni divenendo una delle più importanti sagre del circondario che vede la partecipazione di più di 10.000 persone. L’associazione organizzatrice dell’evento nel 1989 ha assunto il nome di Amici di S.Anna, mutando quello iniziale di Centro familiare. La sagra di S.Anna può ospitare 500 coperti e nel corso degli anni ha proposto sfilate di carrozze d’epoca, esibizioni di majorette, di scuole di ballo, di gruppi folcloristici, eventi musicali, lotterie, sfilate medioevali, sbandieratori, spettacoli con burattini, prestigiatori, pesche di beneficenza, tornei, concorsi, mostre di quadri, pizzi, ceramiche, legni, argenti, sculture, stampe d’epoca vetri soffiati, ecc… ed il tradizionale spettacolo pirotecnico.

Informazioni

Associazione “Amici di S.Anna”

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