Carnevale in cui si ritrovano i segni e le sembianze delle divise napoleoniche nei costumi tipici per motivi storici.

Descrizione

Il passaggio attraverso il Colle del Gran San Bernardo di Napoleone con un’armata di circa 60.000 uomini, in condizioni climatiche proibitive, ha causato negli abitanti dell’intera vallata sentimenti di stupore ed ammirazione, fino ad influenzarne in modo profondo l’immaginario collettivo. Il corteo delle maschere è aperto da Napoleone a cavallo, cui segue la Guida, che sbandiera con orgoglio il vessillo del Carnevale e dirige tutto il gruppo, suonando una trombetta. Il suo viso è coperto da baffi ed occhiali: chiari simboli della sua indiscussa autorità. Avanzano al seguito i “Joueurs” che, con le loro fisarmoniche e sassofoni, intonano tradizionali canti. Arriva poi il Diavolo nel suo mantello rosso bordato d’oro ed arricchito da campanelli, elegante rappresentante di tutte le forze malefiche ed incomprensibili che scherzosamente insegue e cerca di colpire le persone con il classico forcone. Si possono inoltre ammirare le “Demoiselles” accompagnate dagli “Arlequins”, maschere aggraziate ed eleganti. Gli arlecchini indossano abiti di raso, a variopinte strisce verticali, un alto cappello, da cui scendono lunghi nastri colorati; completa il tutto un lungo bastone. Le loro Dame non sono da meno, nei loro eleganti abiti di velluto, con i cappelli adornati di fiori e nastri. Ecco finalmente arrivare le “Mascre” (maschere): aprono il corteo quelle che portano gli abiti neri, segno inconfondibile delle giornate buie e difficili del periodo invernale, scacciate dalle maschere bianche: solari e luminose giornate della primavera. Seguono i Rossi, i Verdi, i Marroni, i Blu, i Rosa, i Violetti. Tutti sfilano in coppia, rincorrono le persone, le stuzzicano con la “frusta” di crine di cavallo, simboleggiante il vento che scaccia gli spiriti maligni, favorendo l’arrivo della stagione propizia all’agricoltura. I loro costumi sono in velluto, ispirati alle divise napoleoniche, completati da un cappello dello stesso colore dell’abito, ricoperto da fiori e specchi, indossato con la punta rivolta in avanti. I vestiti sono ricoperti di perline e paillettes (circa 30.000), che formano disegni floreali, rigorosamente cucite a mano da abili sarte, che si occupano anche del difficile taglio della stoffa. Gli innumerevoli specchietti, presenti sui cappelli e sulle giacche, hanno la funzione di catturare i raggi del sole e di allontanare tutte le presenze oscure e maligne. Una funzione analoga ricopre il “gorgoillon”, pesante sonaglio portato alla vita. Il viso è poi nascosto da maschere che anticamente erano in corteccia, mentre oggigiorno sono state sostituite da materiali plastici, anche se vi è un ritorno all’utilizzo di maschere in legno. Non dimentichiamo, infine, il “Toque” e la “Tocca”, due anziani sposi della leggenda. In essi è ben evidente il rovesciamento dei ruoli che il Carnevale porta con sé dal momento che nella vita reale del paese sono i giovani a sposarsi. Ed ora, largo agli animali: procedendo con un’andatura dondolante ed emettendo strani versi, arrivano gli Orsi, selvagge presenze simboleggianti le forze della natura solitamente sfavorevoli all’uomo sulle quali, però, egli interviene cercando di imporsi e combattere; il Domatore, infatti, controlla l’animale, lo segue e, talvolta, riesce a tenerlo al guinzaglio. La sfilata viene chiusa dal Dottore e dal Curato. l’uno tenta di curare i malanni fisici, l’altro quelli ancora più difficili di carattere spirituale.Il Carnevale di Saint-Rhémy-en-Bosses ha luogo l’ultima domenica di Carnevale ed il Martedì Grasso. Si apre ufficialmente con la visita alla casa del Sindaco; dopo la Messa le maschere, tra balli e scherzi, percorrono le vie del paese e si recano a far visita alle famiglie che le accolgono con allegria e tavole imbandite. Il Martedì Grasso i festeggiamenti hanno termine con un ballo finale.

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