Rito che ha il fine di celebrare la flagellazione e la morte che Cristo subì per offrire a tutti la resurrezione.

Descrizione

Ogni anno a Nocera Terinese, un paesino nella provincia di Catanzaro, a pochi chilometri dalla costa tirrenica, la sera del Venerdì Santo e il Sabato Santo si svolge il rito dei Vattienti. Questa tradizione dei Vattienti trae la sua origine dalla pratica dell’autoflagellazione che si diffuse a partire dal Medioevo e che ebbe essenzialmente una funzione religiosa, ossia una funzione di penitenza e di espiazione dei peccati. Il rito dei Vattienti che si svolge a Nocera ha il fine di celebrare la flagellazione e la morte che Cristo subì per offrire a tutti la resurrezione. Durante il rito, Cristo viene rappresentato da due persone: il Cristo flagellato, ricoperto di piaghe e sangue, è rappresentato dal Vattiente, mentre il Cristo che, dopo la flagellazione, viene portato da Pilato dinanzi al popolo per essere giudicato, è rappresentato dall’Ecce Homo (in dialetto detto Acciomu). Espressione della unicità della rappresentazione della figura di Cristo è la cordicella con la quale l’Ecce Homo è legato al vattiente. Il rito dei vattienti non è importante solo per chi lo pratica, ma per tutta la popolazione nocerese che vi assiste ogni anno sempre con la stessa partecipazione e lo stesso entusiasmo.

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