Il "ballo dei divoli", storica e antichissima rappresentazione pagana dell'eterna lotta tra il bene e il male. Costumi e scenografie suggestive in una località stupenda nel cuore della Sicilia.

Descrizione

Alla Domenica di Pasqua, già dall’alba, il paese subisce una metamorfosi: gli abitanti vengono svegliati dal bussare alle loro porte da gruppi di ragazzi. Di questi, tutti indossano un abito rosso (i diavoli) tranne uno che ne indossa uno giallo ocra (la morte). Queste entità, che scorrazzano su e giù per le vie del paese agitando delle catene, chiedono a parenti, amici e a tutti quelli che incontrano, piccole somme di denaro oppure uova fresche o dolciumi a titolo di obolo per liberarsi dalla loro chiassosa nonché insistente presenza. Alla gioiosità dei ragazzi si contrappone il gruppo ufficiale, quello del comitato organizzatore, formato da adulti appositamente incaricati ma comunque in costume. Questi sono accompagnati da una persona “in borghese”, che garantisce per loro e conserva le offerte. I personaggi sono generalmente tre: due rappresentano i demoni ed uno la morte. I diavoli indossano un abito di tela di lona, tinto di rosso, quasi a riprendere il colore del fuoco e dell’inferno, mentre sul viso portano una maschera di ferro con una larga bocca dalla quale fuoriescono la lingua e i grossi denti; gli occhi sono invece due piccole fessure che contrastano col grande naso. La maschera è sormontata da due corna e da una pelle di caprone che copre anche le spalle e parte della schiena di chi la indossa. Le due maschere si differenziano per il diverso colore del vello: uno è nero, l’altro bianco. Entrambi portano tranci di catene di ferro che vengono agitate e fatte sbattere contro le maschere stesse. Diverso è il personaggio della morte. Anche egli indossa un abito di tela ma tinto di giallo ocra (tipicamente chiamato “giallu morti di pasqua”) mentre la maschera è in cuoio, quasi a simulare un teschio dalla cui bocca fuoriescono delle zanne (dette “scagliuna”). La morte reca in mano uno strumento stilizzato che simula, nelle fattezze, una balestra. La rappresentazione folkloristico-religiosa vera e propria del “ballo dei diavoli”, che viene anche chiamata “u ‘ncontru” (l’incontro) per via del motivo che vedremo più avanti, inizia nelle primissime ore del pomeriggio. Le statue del Cristo e della Madonna si dispongono una di fronte all’altra, a debita distanza. A guardia di ognuna vi sono due angeli. Nel frattempo tutta la gente si riversa nella via o piazza interessata e, mentre la banda suona allegramente, i diavoli e la morte scorrazzano in mezzo alla gente “catturando” i partecipanti, e, metaforicamente, le loro anime, e trascinandoli “all’inferno” che altro non è che uno o più locali messi a disposizione dai privati dove vengono offerti ai “catturati”, previo pagamento dell’obolo (l’offerta è libera!) per la loro “liberazione”, i tipici di Pasqua di Prizzi, i cosiddetti “cannateddi”, elaborati lavori di pasta pasticcera con un uovo sodo al centro, oppure un “bicchierino”, a scelta del “malcapitato”! Essere catturati non è poi tanto male: c’è infatti chi si lamenta di non esserlo ancora stato e fa di tutto per farsi “pigliare”! Spesso i “catturati” vengono costretti dai diavoli a danzare insieme a loro e così ci si può ritrovare in circolo con le maschere a saltellare sulle ritmatissime note della banda. La manifestazione si svolge in maniera sequenziale in particolari punti del paese dove i diavoli, posti a fianco della morte, cercano in tutti i modi di impedire l’incontro (“u ‘ncontru”, appunto) tra le statue raffiguranti il Cristo risorto e la Madonna. E’ qui che si svolge il vero e proprio “ballo dei diavoli”. Il rituale inizia con le note cadenzate della banda. Le statue iniziano ad andare incontro l’una all’altra mentre i diavoli e la morte corrono e ballano ora verso una ora verso l’altra. Il momento chiave è quello in cui i tre personaggi restano incastrati tra le due statue senza via di fuga, venendo quindi trafitti dalle spade di due angeli e consentendo finalmente l’incontro, provocando così l’esplosione di gioia del pubblico. L’attuale manifestazione conserva nei caratteri tradizionali e negli oggetti usati evidenti tracce di stratificazioni di diverse culture passate. Gli elementi caratterizzanti la maschera del diavolo riportano infatti ai periodi di dominazione ellenica. Il significato profondo della manifestazione consiste nel tema della morte legata alle forze del male; da qui non una morte giusta nel suo operato ma una morte alla mercé delle forze demoniache. L’arroganza del Male arriva ad un punto tale da impedire ed ostacolare l’incontro delle forze del Bene, si fa forte della presenza della morte che cerca per certi versi di impedire il mistero divino della risurrezione con cui il Cristo aveva già sconfitto la morte. La morte, parte centrale della manifestazione, viene epurata della presenza del male durante la fase cruciale dell’incontro dove i due diavoli vengono trafitti da altrettanti angeli lasciando libera la morte di continuare il suo eterno uffizio senza la mercé del male. In Italia esistono diversi esempi di cicli pittorici del “Trionfo della Morte” ma quello di Prizzi rappresenta l’unico esempio di manifestazione mimico-teatrale di questo profondo tema che porta, per certi versi, al trionfo della morte percorrendo una via molto originale ed oscura.

Informazioni

Associazione Turistica Pro Loco “Hippana” Piazza F. Crispi, 5 90038 Prizzi (PA) Tel 0918346901

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