Descrizione

La festa dei Quattro Altari viene celebrata, ormai, ogni anno durante la domenica che segue la solennità della SS. Trinità, nella ricorrenza del Corpus Domini. Tale ricorrenza religiosa istituita da Urbano IV nel 1264 durava otto giorni. Ancor oggi i torresi denominano la Festa anche con il termine di luttava ovvero dell’ottava. La storia della festa affonda le sue radici nei secoli e nasce dal primo desiderio cittadino di celebrare l’Eucarestia. Accanto a questo primo importante elemento commemorativo gli storici locali hanno voluto vedere e rimarcare con non scarsa importanza , la storia della città che si riscatta politicamente da uno stato di sudditanza feudale. Il processo che pone fine allo stato politico di giogo viene denominato a Torre con il termine di riscatto baronale. Festa laica oppure festa religiosa? Attorno a questo arcano dilemma si sono accapigliati i massimi esperti di storiografia locale. Ancor oggi se ne parla e se ne discute. Segno questo di un vero attaccamento all’una o all’altra tesi come se si volesse ogni anno rinnovare il gioco divertente e mordace tra un Camillo e Peppone campano. Di certo sappiamo che la festa fonda la sua precisa ragion d’essere attorno alla costruzione di altari ispirati alla liturgia cattolica. Tali altari venivano e vengono ancor oggi edificati nei punti più importanti della città. La tradizione vuole che altari del genere , sia a Napoli che nella provincia venissero edificati a partire dal 1592. A Napoli a partire dal 24 maggio del 1663 verrà adottata la procedura secondo la quale si costruiva un carro decorato in onore del Corpus Domini e si istituiva la processione per le strade che sostava davanti ad alcuni altari. Il carro detto seggio pittato procedeva , sostenuto dai fedeli tra canti e preghiere. Nel 1592 sotto il pontificato di Clemente VII (Ippolito Aldobrandini ) venne istituita la pratica religiosa delle quaranta ore ossia della preghiera al Santissimi in occasione della festa. L’associazione tra questo evento liturgico e la costruzione di altari lungo le strade divenne un evento di festa di giubilo e di ricorrenza. Alla costruzione degli altari partecipava ( e partecipa ancora oggi ) il fior fiore del genio artistico della città. Grandi interpreti della scenografia , della pittura, della architettura, del decoro venivano e vengono impiegati nel produrre una sorta di tributo magnifico unico ed irripetibile al Corpus Domini. Altari giganteschi con scenografie classiche e moderne , luci armonizzate al contesto, giardini ricchissimi e sfarzosi. Opere di grandissimo valore artistico destinate al magico momento della festa , progettate per la esaltazione del momento spirituale , realizzate nella preghiera e nell’antica devozione dei simboli del Cristianesimo. Abbiamo accennato prima che al significato religioso della festa si deve aggiungere il senso politico cui furono legate alcune circostanze storiche che connotarono l’evento. Torre del Greco come del resto Napoli ed il Regno delle due Sicilie sotto il dominio spagnolo godeva di un relativo momento di serenità e stabilità politica. Fino al 1734 ( epoca della fine del viceregno spagnolo ) la festa dei Quattro Altari legata alla Ricorrenza del Corpus Domini continuò e restare immutata nella sua espressione religiosa artistica , contribuendo non poco a solidarizzare la cittadinanza attorno al vessillo della appartenenza alla Fede in Cristo. I Borboni stessi vedevano la festa come espressione di regime e di coerenza fideistica. All’alba della annessione al Regno d’Italia dei Savoia , a Napoli e quindi anche Torre del Greco, si iniziò seriamente a porre in campo profondi pensieri di patriottismo, di libertà e di eroico senso di italianità. Garibaldi e Vittorio Emanuele secondo di questo pensiero erano stati i precursori, gli attori ed i degni artefici. Fu proprio questo periodo di intenso pensiero patriottico che suggerì ad alcuni dotti torresi il senso storicopolitico della festa. Si deve sapere, infatti che nel 1699 attraverso una raccolta di danaro pubblico ( dei cittadini ) e grazie ad un diritto di prelazione, le città di Resina ( oggi Ercolano ), Portici e Torre del Greco si riscattarono al dominio baronale. Fu come acquistare la libertà dall’oppressore: il Riscatto Baronale. I Torresi fieri dell’eroico gesto ,forse a caso obliato tra le gialle pieghe del grande libro della storia, vollero nell’800 ripescare l’evento e renderlo degno di menzione attraverso le celebrazioni della festa dei Quattro Altari. Si era giunti così a tingere di sacralità un gesto laico che di patriottico e di italiano aveva solo il contesto politico . Nelle chiese di Torre durante la festa in moltissime chiese si espongono i TAPPETI . Cosa sono ? Da torrese posso dire che una delle espressioni più belle della festa sono proprio i tappeti. Si tratta di grandissimi disegni policromi ottenuti grazie alla miscela di colori in polvere mescolati a segatura o sabbia . L’artista deve riprodurre nel tappeto ossia in questa tela pavimentale un soggetto sacro facendo colare lentamente tra le mani il pigmento . La sottile polvere nelle mani di formidabili artisti si trasforma in oggetto , in rappresentazione. La mano è il pennello , la polvere il colore, il pavimento della chiesa la tela. Splendidi capolavori di enorme valore artistico che restano in esposizione pochi giorni per poi essere cancellati alla fine della festa . Sappiamo da fonti storiche che in origine i tappeti erano realizzati con petali di fiori . Tre giorni di profumi e di arte splendida e sublime. Se i tappeti nelle chiese rappresentano l’evento artistico di rilievo, non meno importante appare l’aspetto principe dell’evento: gli altari. Altissimi, come case a tre piani, sorretti da impalcature lignee imponenti, gli altari sono enormi pannelli in tela sui quali gli artisti torresi esprimono il meglio della pittura . Si tratta di tele gigantesche che rappresentano motivi architettonici a volte surreali, a volte neoclassici, altre volte ritratti di scorci della città. I temi sono la celebrazione del Corpus Domini, la città, la Torre di Bassano, il porto con le sue barchette, il Vesuvio, il mare, la gente del volgo, lo stemma , il corallo, i fiori, la gloria dei putti alati. Fantasmagorie di una festa cattolica innestata nella realtà della città. Il popolo e le sue tradizioni che si incontrano con lo spirito religioso dell’evento. I tappeti, gli altari,… ed infine le luminarie. Bellissime e maestose. Immensi pannelli di lucine colorate che adornano le grandi strade , gli incroci, le piazze ed anche i vicoli più segreti. Nel 1910 le luminarie vennero realizzate con candele e piccole torce. Negli anni successivi, le lampade ad acetilene. Nel 1925 le luminarie finalmente vennero realizzate sfruttando l’energia elettrica. Durante i tre giorni di festeggiamenti il fitto programma prevede una serie importantissima di solennità ecclesiali con la processione del Santissimo, la rievocazione storica , le mostre dei tappeti, le mostre d’arte in molti punti della città. La gente partecipa tutta alla festa mettendo l’abito più bello, addobbando i balconi con il miglior drappo di casa. Si passeggia per le strade affollate fino a tarda notte tra le mille bancarelle che offrono dolciumi. Ricordo da bambino che lungo il Corso del Popolo si poteva trovare ogni delizia del palato , dai bambini agli anziani. I caramelli appena foggiati a caldo ,le zeppole. Il carretto dei panzarotti e zeppolelle ( crocchette di patate e frittelle), il botteghino del per’ e ‘o musso ( frattaglie di manzo lesse condite con sale e limone ). Vi era perfino il ristorante ambulante che offriva la zuppa di lumache di terra, oppure la mpepata di cozze. Tipica la locandina ambulante che vendeva le gallette con pomodoro, sale ed olio. Oggi queste cose non ci sono più. I sapori sono scomparsi quasi del tutto. La notte dell’ultimo giorno della festa tutti i torresi si incontrano per l’evento conclusivo. Il momento magico che accomuna tutti . A mezza notte tutti al porto per i fuochi pirotecnici. Uno sfavillante spettacolo di entusiasmante bellezza. Gli occhi puntati sulla punta del faro. Le orecchie tese al primo colpo che apre lo spettacolo. Mezz’ora di brividi e di magica atmosfera con i riflessi di mille colori che tingono il mare . Torre si accende di bellezza e di fascino, mentre in alto salgono sfreccianti i colori del fuoco. Capri sul fondo scenico del golfo guarda ammirata, Sorrento sorride a sinistra dalle pendici del Faito e Napoli sorniona e sfavillante a destra ammicca compiaciuta. La festa ogni volta si conclude con il fuoco segno della fine e della rinascita. Vale la pena citare alla fine come nota di curiosità che nel 1899, la festa venne celebrata con grandissima solennità per la coincidenza del secondo centenario. In tale occasione le autorità comunali diramarono ai cittadini il seguente messaggio: Nel 1699 i torresi, per virtù propria e con ogni sorta di sacrifici si riscattarono dalla Signoria Baronale. Perché resti degna memoria nelle generazioni a venire del nobile esempio d’amor di Patria non mai disgiunto fin da quell’epoca dal sentimento religioso per la ricorrenza dell’ottava del Corpus Domini la città di Torre del Greco festeggia più solennemente il secondo centenario della memorabile data. Si ringrazia Dott. Aniello Langella