Parliamo di un vecchio gioco che affonda le sue radici in uno dei borghi più belli delle Marche: Treia, nelle Marche. Non tutti sanno infatti che questo borgo di circa 9 mila anime in provincia di Macerata, è famoso anche per il gioco del pallone con il bracciale, un antico sport che si usava praticare negli sferisteri, le arene sviluppatesi da queste parti principalmente in epoca rinascimentale.

L’Italia, si sa, è da sempre un ricettacolo di antiche tradizioni. Nel nostro Paese infatti vengono conservati nel tempo usi e costumi che hanno contribuito a creare una storia e una forte identità territoriale in qualsiasi angolo della penisola. Che si tratti di enogastronomia, di architettura, di arte o di semplici tradizioni popolari, non si può certo dire che siamo un Paese povero in questo senso. In questo articolo parleremo di un vecchio gioco che affonda le sue radici in uno dei borghi più belli delle Marche:Treia, nelle Marche.

Non tutti sanno infatti che questo borgo di circa 9 mila anime in provincia di Macerata, è famoso anche per il gioco del pallone con il bracciale, un antico sport che si usava praticare negli sferisteri, le arene sviluppatesi da queste parti principalmente in epoca rinascimentale.

Cenni storici

Si è trattato a tutti gli effetti di uno sport, e non di un semplice gioco popolare, almeno fino al 1963. Fino a quell’anno infatti in Italia è esistita una Federazione che organizzava i campionati di gioco del pallone con il bracciale e, proprio due squadre di Treia (la Carlo Didimi e la Pro Loco) si sono spesso alternate ai vertici della competizione nazionale. Questo perché proprio Carlo Didimi è stato uno dei personaggi più rappresentativi in assoluto per quanto riguarda questo sport: egli infatti è stato addirittura omaggiato dal più celebre corregionale Giacomo Leopardi, che nel 1821 gli dedicò la canzone “A un vincitore nel pallone”.

Regole del gioco e annotazioni di carattere tecnico

Va detto subito che questo gioco presenta evidenti analogie con il tennis. Consiste infatti nello spingere una sfera dall’altra parte del campo con un bracciale anziché con la racchetta. Il bracciale è costituito da un unico pezzo di legno del peso di circa 2 kg, mentre il pallone pesa attorno ai tre etti e mezzo. Si gioca tre contro tre, ma un’importante ruolo è rivestito da un giocatore, apparentemente estraneo al gioco, che ha il compito di lanciare la palla al battitore in alcune fasi della gara. Questo personaggio è detto “mandarino”, mentre gli altri giocatori sono un battitore, una spalla e un terzino. Altra analogia con il tennis consiste nel punteggio, che si conta in quindici e consta di quattro giochi denominati “trampolini”. Un altro momento spettacolare del gioco risiede nella cosiddetta “volata”, che si ottiene spingendo la palla fuori dal campo alle spalle degli avversari, con la possibilità di avvalersi anche di un muro come sponda.

Dalla sfida alla “disfida”: la tradizione continua

Dal 1978 a Treia si svolge questa sentitissima competizione cittadina, denominata la “disfida del bracciale”. Ogni anno, la prima domenica di agosto infatti, i quattro quartieri cittadini si danno battaglia per la conquista del palio e di un trofeo da custodire per tutto l’anno. In occasione di questa gara la cittadina di Treia si rianima completamente di antiche tradizioni: tra balli, enogastronomia, scenografia spettacolari e soprattutto sfilate in costume che richiamano le origini del gioco attorno alla metà dell’800, c’è davvero da fare festa per tutto il giorno.

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